Il regime siriano e il crimine che si perpetua

| يوم: 06/05/2016 | لا يوجد تعليقات

الجريمة المستمرة - ايطالي

Sono stato uno dei testimoni oculari che hanno assistito ad alcuni crimini di Bashar Al Assad contro il popolo siriano. A nove mesi dall’inizio della rivolta, infatti, mi trovavo in Siria nell’ambito di un’iniziativa indipendente e ufficiale portata avanti da una delegazione di Osservatori della Lega Araba, entrati in Siria il 25 dicembre 2011 e ripartiti il 27 gennaio del 2012.

Ho presentato ufficialmente le mie dimissioni due settimane prima della fine della missione, mentre mi trovavo ancora a Homs. Ho scritto a tal proposito anche un post su Facebook la mattina del 6 gennaio 2012. Tre giorni dopo sono partito per Damasco e sono scampato a un attentato. Il 10 gennaio ho lasciato la capitale siriana, diretto verso Doha, per annunciare in diretta televisiva sul canale qatariota Al Jazeera le mie dimissioni nel corso del programma “Hisad al yaum” (i fatti del giorno).

Durante i giorni della missione sono stato testimone in veste ufficiale, da inviato arabo e internazionale, di crimini contro l’umanità, mentre il regime aveva preso l’impegno di rispettare un protocollo che aveva firmato con la dirigenza della Lega Araba il 19 dicembre 2011. Tale protocollo prevedeva che il governo siriano si attenesse ad alcuni punti:

  • Osservare e monitorare la completa applicazione del cessate il fuoco e dell’interruzione di tutte le azioni violente, da qualunque parte provenissero, in tutte le città e i villaggi siriani.
  • Accertarsi che i servizi di sicurezza siriani, attraverso l’impiego dei cosiddetti shabbiha [1], non irrompessero nelle manifestazioni pacifiche;
  • Accertarsi che venissero rilasciati i prigionieri fermati per aver preso parte ai cortei;
  • Accertarsi che venissero ritirati tutti i mezzi armati dalle città e dai quartieri residenziali dove si teneva manifestazioni e iniziative di protesta.
  • Rispettare altri criteri che prevedono il sostegno al movimento popolare pacifico siriano.

Ho potuto constatare direttamente che il governo siriano non rispettava gli accordi e gli impegni presi e che la delegazione, strettamente controllata dai Servizi segreti, sia dal suo interno, che dall’esterno, non ha portato a termine la sua missione secondo quanto previsto dal protocollo firmato da ambo le parti. Il regime di Al Assad, infatti, ha portato avanti le sue iniziative militari e terroristiche contro i civili inermi ed è ciò che abbiamo riscontrato in diverse zone del territorio siriano. Ricordo, in particolare, la città di Homs dove ho assistito, soprattutto nel quartiere di Baba Amr, a un periodo di intense iniziative popolari contro il regime.

Siamo stati testimoni dei bombardamenti sui quartieri insorti e abbiamo visto i corpi martoriati di bambini, donne e uomini; abbiamo visto il sangue scorrere copiosamente. Il regime non si fermava solo alle iniziative militari, ma voleva che gli osservatori testimoniassero il falso, scrivendo nei loro rapporti, che ciò che accadeva era terrorismo armato e non una rivolta popolare pacifica contro un governo corrotto e tiranno.

Non ha liberato i prigionieri e le persone sequestrate, né i fermati che hanno preso parte ai cortei; abbiamo visto casi di morte sotto tortura e scene di una crudeltà indicibile, casi di scuoiamento, incrinamento delle costole, rottura del cranio e amputazione degli arti attraverso attrezzi taglienti, come se queste vittime fossero state in un mattatoio e non in una prigione. L’immaginedei detenuti Fawaz Hamimid e Abdel Karim Addarwish è ancora impressa nella mia mente mentre scrivo queste righe.

Prima di intraprendere la mia missione ero convinto che i media che seguivano la rivolta siriana esagerassero su questioni inesistenti e sospettavo che ci fossero piani segreti per colpire il regime di Bashar Al Assad e che per questo fosse in atto un’operazione di diffamazione e provocazione sistematica. Quando, però, sono entrato in territorio siriano e mi sono reso conto delle dimensioni del disastro umanitario messo in atto dal regime di Al Assad contro la popolazione civile, ho potuto accertarmi e convincermi che ciò che vedevo sui media non era che il 10% rispetto alle reali e dolorose verità che ho riscontrato sul campo.

La logica criminale che viola tutte le leggi e i regolamenti internazionali domina le menti dei membri del regime di Bashar Al Assad, per cui non mi sono più stupito di fronte alle stragi che sono accadute dopo, che hanno colpito bambini in fasce e anziani, di fronte all’utilizzo di armi chimiche, di barili bomba, di missili skud e altri tipi di armi impiegate contro i civili nei quartieri e nelle città insorte.

Sono stati coinvolti in questi crimini e violazioni Paesi come l’Iran e la Russia, così come sono state impiegate milizie armate settarie tipo il libanese Hezbollah e altri ancora. È stata riscontrata perfino l’implicazione di mercenari dall’Afghanistan e da altri Paesi, che si sono uniti a bande criminali che violano ogni principio di umanità sotto gli occhi e le orecchie del mondo intero.

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[1] Shabbiha, dall’arabo shabah, fantasma. Sono un corpo paramilitare che, formalmente, non esiste, ma che opera al comando dei mukhabarat, i Servizi segreti.

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